Parchi, Puffi e Ville. In bici per la Milano dell’est.

13 08 2011

La terza tappa di Ignoto Metropolitano è andata a scoprire le cose strane e incredibili di Milano Est girando verso il Nord.

Da poco sopra Linate a Parco Nord, per intenderci. Ecco la mappa completa di Ignoto Metropolitano.

Siamo partiti da Piazza Tricolore (Porta Monforte) in direzione Viale Argonne. Dopo un po’, su Corso Concordia inizia una lunghissima ciclabile che va verso Novegro. E’ una ciclabile abbastanza piacevole e protetta e soprattutto nuova. Nella foto a fianco un “parcheggio” sulla ciclabile.

Al cavalcavia Buccari abbiamo preso a sinistra per Via dell’Ortica. Il quartiere dell’Ortica, chiuso tra la ferrovia e la tangenziale, ha mantenuto quel look di vecchia Milano con osterie e botteghe.

Abbiamo proseguito per via Cima e, poco prima di attraversare il Lambro si svolta a sinistra per “risalirlo”. La strada sembra una rampa solo per salire sulla sovrastante tangenziale, ma non è così, e funziona anche da raccordo per arrivare in Via Rubattino.

Attraversandola si staglia intrepida una fabbrica dei tempi che furono, la ex-Innocenti Maserati, un altro pezzo di storia di Milano.

Ci sono ovviamente piani per demolire tutto e fare un quartiere-parco che unisca Parco Forlanini più a sud e Parco Lambro più a nord, creando un’unica cintura verde a est. Sperem! Intanto noi ci siamo fatti un bel giro attorno (tratto in giallo sulla mappa; attenzione alla rotonda all’ingresso di Segrate, l’attraversamento è cieco per le auto che comunque sfrecciano incuranti).

Poi ci si dirige a Parco Lambro. Ci sono due strade, noi abbiamo fatto una stradina per i campi (tratto in arancione) che arriva in Via Rombon e ci siamo fermati a mangiare i fichi su di un albero presso una cascina (Acquabella). Purtroppo però poi arrivati su Rombon ci sono dei lavori in corso per cui si finisce nel traffico canalizzato ed è un incubo. E’ meglio quindi per ora fare la strada segnata in grassetto e rientrare in città per via Cutuli, via Sbodio e poi ritornare lungo al Lambro in via Passo Rolle, che scorre tranquilla in mezzo al verde ai piedi di palazzoni di edilizia pubblica milanese. Alla fine di via Passo Rolle inizia Parco Lambro.

Chiare (ehm!), fresche e dolci (mah!) acque… alcuni amici andavano da piccoli con le famiglie a fare il bagno nel Lambro… anni ’70. Oggi non si azzarderebbe più nessuno. E’ un peccato constatare che il progresso lo abbiamo fatto a spese anche dei nostri fiumi e dei nostri bagni. Mi torna in mente la fabbrica di prima e penso che forse un giorno, come quella fabbrica sarà cancellata, anche i fiumi torneranno a scorrere puliti. In fondo lo sono sempre puliti loro, basterebbe solo far girare gli scarichi nelle fogne e non nei fiumi 😉

Fine della celentanata 😉 Parco Lambro è un bel parco ed è divertente girarlo in bici. Come ormai in tutti i parchi cittadini nei giorni di festa, ci sono barbecue sudamericani, musiche e balli.

Da un fiume ad un naviglio il passo è breve. Si esce da Parco Lambro in fondo all’altezza di via Cazzaniga ed andando sempre dritto lungo la via si arriva alla fermata della metro di Crescenzago. Si passa sotto la metro et voilà, Viale Palmanova (orrida superstrada cittadina) è attraversato senza problemi. Un giorno sarà il contrario, le macchine finiranno nei tunnel e sopra ci saranno parchi e strade ciclabili per la gente.

Facendo un po’ di zigzag si attraversa anche Viale Monza e si arriva alla ciclabile lungo la Martesana. Per chi volesse fare più ciclabile, sulla mappa ho segnato anche una ciclabile che corre lungo Palmanova e si unisce alla Martesana: non l’abbiamo però sperimentata.

La Martesana è sempre bella, in ogni stagione. E’ forse la più bella pista ciclabile di Milano. Qui ne abbiamo fatto solo un pezzettino, ma che non l’hai mai fatta dovrebbe una volta falla tutta da Milano fino all’Adda (meno di 30 km). Tanto poi al rientro si costeggia la metro verde e il trasporto delle bici adesso è gratis il sabato e la domenica!

Al termine della Martesana, ovvero quando sparisce sotto via Melchiorre Gioia (che altro non è che la Martesana spianata per le auto) c’è Cascina dei Pomi, un pergolato di glicine con un bar in cui rinfrescarsi e riposarsi dopo la prima parte di pedalata.

Una volta da quelle parti è un peccato non fare un salto a vedere le case dei Puffi (o a fungo) di Via Lepanto. Ecco nella foto a fianco i tetti tondi delle case dei Puffi.  Nella mappa la deviazione è in giallo. (Si fa un po’ di ciclabile di Melchiorre Gioia, poi si svolta in via Cagliero e poi in via Stefini per arrivare nella magica e silenziosa via Lepanto).

Per proseguire invece nel Bicianello attorno a Milano da Cassina dei Pomi si svolta a destra lungo via De Marchi e al cimitero sulla sinistra si attraversa e si prende la ciclabile che sale sul ponte e attraversa la ferrovia. E’ molto mal segnalata l’inizio della ciclabile e se non la si vede (come vi capiterà al 99% e come è capitato a noi) vi dovrete fare la salita del ponte con le macchine a fianco.

Dopo la piacevole discesa si può svoltare a destra e fare una breve visita al nuovo quartiere universitario della Bicocca. Non ho ancora compreso se mi piaccia o se sia il gusto dell’orrido a prendermi. Mi ricorda a tratti De Chirico nelle sue vuote immensità metafisiche a tratti l’edilizia pubblica anni ’70 con le imposte zincolaccate e la quasi totale mancanza di verde (limitata a stentati alberelli piantati quasi direttamente nel cemento).

Proseguendo lungo la ciclabile si arriva in Viale Sarca che si attraversa e, dopo un po’ di zig zag per alcuni quartieri residenziali, si arriva a costeggiare l’ospedale Niguarda e poi finalmente si entra al Parco Nord!

Parco Nord meriterebbe un articolo a sè stante. E’ forse il più esteso parco di Milano e spazia in 6 o 7 Comuni. Ci sono delle parti storiche e altre di integrazione molto più recente. Ci si può pedalare per ore ed i vari tratti sono spesso collegati con ponti sopraelevati che scavalcano le poche strade che lo attraversano. In mappa ho cercato di riportare alcuni dei principali percorsi.

Noi abbiamo deciso di vedere una parte nuova del parco che ci porta fino a Brusuglio, una frazione di Cormano. Ma prima abbiamo fatto tappa a Villa Clerici, oggi Museo di Arte Sacra dei Contemporanei. Una bella villa di campagna, adesso in città a Niguarda, con un bel museo promosso da Paolo VI. Io faccio anche il volontario per il Patrimonio Culturale con il Touring Club e con i miei colleghi aiutiamo a tenere aperta Villa Clerici nei giorni infrasettimanali.

Villa Clerici dall’ingresso principale.

Rientrati nel parco si prende un percorso verso Cormano e costeggiando il Seveso si arriva ad un’altra Villa, meno bella ma non meno suggestiva, Villa Manzoni.

Oltre alla Villa anche il borgo è molto bello con una piccola chiesetta e diverse costruzioni d’epoca, con corti e giardini. Un altro angolo di Milano rimasto come quasi duecento anni fa, quando Manzoni, si dice, pare, si mormora, iniziò a scrivere, proprio in questa magione, Fermo e Lucia.

Con Villa Manzoni abbiamo terminato il terzo giro attorno a Milano e siamo rientrati scendendo dal Parco Nord, si svolta a destra poco prima della Via dei Conti Biglia e si arriva ad un ponte ciclopedonale che attraversa comodamente Via Fermi e ci porta ad una nuova ciclabile che arriva a Piazzale Maciachini.

Da lì o con la metro gialla o con percorsi cittadini si rientra verso le proprie casette.

Noi abbiamo impiegato un pomeriggio, circa 4 ore a zonzo per la città. E’ un giro lungo ma facile, c’è molto verde e alcuni tratti di città non particolarmente trafficati, per cui si può fare anche in gruppo numeroso o con dei bambini. E se portate i bimbi non mancate di far loro vedere Godzilla alla conquista di Milano!!

Saluti a tutti e alla prossima tappa!

Luca

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Milano del Sud: Gita ai Navigli, Chiaravalle, Monluè, Forlanini

26 07 2011

E’ una gita di 5 ore, un po’ avventurosa per via delle poche ciclabili e delle difficoltà di attraversare alcune linee ferroviarie.
Consiglio di aprire la mappa in un’altra finestra e seguire il percorso.

Siamo partiti all’inizio del Naviglio Pavese (quello coi barconi) all’incrocio con via Scoglio di Quarto (che è proprio un bel partire!). Il Naviglio Pavese purtroppo non è ciclabile nè agevolato per le bici. Solo quando finisce Milano inizia la ciclabile che porta fino a Pavia (bellissima) ma dentro la città si hanno  sempre le macchine dietro e bisogna fare attenzione.

All’incrocio con la circonvallazione è meglio cambiare alzaia (riva) e portarsi su quella di destra, meno trafficata.

Abbiamo deciso di fare un’escursione alla Chiesa di S. M. Annunciata in Chiesa Rossa per vedere l’ultima opera di Dan Flavin. Purtroppo era chiusa, quindi controllate bene gli orari delle messe prima di avventurarvi. Per arrivarci bisogna scavalcare un ponte (solo pedonale purtroppo) e prendere via Neera.

Siamo poi scesi, sempre lungo l’alzaia di destra fino all’altezza di Via Gattinara. Anche in questo caso per passare c’è solo un ponte in ferro pedonale per cui è necessario sollevare le bici e portarle oltre il ponte. Per fortuna il ponte è basso e il passaggio non è difficoltoso.

Si prosegue poi attraverso un quartiere residenziale, si attraversa il Lambro meridionale e si arriva a Gratosoglio e poi in via dei Missaglia. Da lì si fa un piccolo tratto di ciclabile e si arriva finalmente in campagna da via Selvanesco.

Alle indicazioni per Cascina Gaggioli ci siamo presi una pausa e visitato questo luogo silenzioso immerso nel verde e nella natura. C’è anche una bottega dove vendono riso, carne, verdure (il luglio e agosto è chiuso).

Si riprende la strada e si incrocia Ripamonti. Purtroppo il semaforo è cortissimo e non è pensato per le bici e men che meno per un gruppo di ciclisti. Quindi è diventato verde per le auto che eravamo ancora in mezzo alla strada. Fate attenzione e pedalate velocemente!

Ma subito dopo basta svoltare a destra attraversando una sbarra di campagna che si torna nel verde in una strada sterrata, che costeggia un prato con dei cavalli, un ruscello e bucoliche amenità. All’uscita della sterrata si prende a destra per andare verso l’Abbazia di Chiaravalle. E’ già possibile vedere l’alto campanile e usarlo come punto di riferimento (anche se la strada di campagna è tutta dritta).

L’abbazia è molto bella e ci sono spesso matrimoni. Anche il chiostro merita.

Si prosegue poi lungo la via dell’Abbazia fino ad arrivare alla Stazione di Rogoredo. Poiché non vi sono altri attraversamenti ciclabili bisogna infilarsi nel sottopassaggio della stazione e quindi scollinare per arrivare al nuovo quartiere di Santa Giulia. C’è uno scivolo per le bici per cui non è necessario sollevarle, ma bisogna comunque portarle a mano. Nel sottopassaggio invece si può pedalare! 🙂

Si arriva quindi a Santa Giulia, il nuovo quartiere di Milano famoso per le vie dedicate ai futuristi e per i veleni che sembra siano stati sepolti sotto dalle ecomafie.

I palazzi sono alquanto anonimi e ricordano un po’ la Bicocca, vie squadrate e anonime, metà ancora invenduto e bar e pizzerie anonime con l’odore di cemento fresco.

Ma subito dopo, proseguendo oltre Santa Giulia si apre una zona incontaminata e invalicabile: è la zona posta sotto sequestro che è diventata una specie di paradiso per molte specie di anatre e aironi.

Eh si, anche questa è Milano!! Cemento e corruzioni, oasi di verde e aironi.

Si ritorna in città per via Bonfaldini e viale Ungheria. Abbiamo provato a vedere se si riusciva a passare la tangenziale dietro il Novotel ma purtroppo la via Monluè è sbarrata. Quindi abbiamo preso la ciclabile di via Mecenate che non è in ottime condizioni, ma è comunque protetta e percorribile con un po’ di attenzione.

Si lascia la ciclabile all’altezza di via Zante e si attraversa la tangenziale in un sottopasso che porta direttamente al Parco Monluè, attiguo al più famoso Parco Forlanini. Il sottopasso è stato progettato da un “genio” che ha fatto le scale e non la rampa per le bici, per cui bisogna scendere dalla bici per fare.. 5 gradini. Il genio ha però fatto uno scivolo (laterale e scomodissimo) per cui non è necessario sollevare la bici ma basta tenerla a mano. Noi abbiamo fatto una piccola gita alla cascina Monluè che nei ricordi di molti milanesi era luogo di feste e serate estive alternative.

Si attraversa il Lambro (quello vero!) e si esce su via dell’Aviazione. Chi vuole vedere gli aerei atterrare e decollare svolta a destra e percorre la via fino al limitare dell’aeroporto di Linate.

Girando a sinistra invece, tramite una ciclabile, si arriva a Parco Forlanini facendo una bellissima sopraelevata totalmente ciclabile (finalmente!).

Ormai giunti al tramonto abbiamo attraversato il parco fino a giungere alla ciclabile di via Corelli. Svoltando a sinistra si rientra in città attraverso la lunghissima ciclabile (in alcuni punti non è ben segnalata) che arriva fino quasi a Piazza Tricolore e Corso Monforte.

Anche questa è una gita che si può fare tranquillamente in un pomeriggio. Le poche ciclabili di Milano Sud e le numerose linee ferroviarie e autostradali rendono un po’ difficoltoso il percorso in alcuni punti ma si riesce a fare facilmente anche con bambini al seguito.





Circolare nei cuori della città circolare

13 07 2011

Milano è una città radiale. Dai quartieri (che non non più ormai periferie) si arriva in centro e poi si torna ai quartieri.
Sono molto di più le linee radiali che quelle circolari (strade, mezzi pubblici, ferrovie).
Tante parti di Milano sono tagliate. Se uno guarda una mappa la città è attraversata da profonde ferite, ferroviarie e autostradali.
Barriere lunghe chilometri impediscono a quartieri vicini di parlarsi. L’unico modo è andare al centro e tornare indietro.

Il centro è quindi diventato un non luogo. Un’entità mercantile in cui si va solo per fare qualcosa, ovvero spendere soldi.
Il resto (parlare, divertirsi, guardare un film o altro) diventa una conseguenza.
Il quartiere invece è un luogo. Un luogo di identità locale dove stanno sempre più fiorendo piccole iniziative di persone che vogliono conoscersi.
L’economia, lo ‘spendere soldi’, nel quartiere non è la chiave principale, la maggior parte delle attività sono gratuite e lo scopo è di conoscersi, divertirsi, far giocare i bambini vicino a casa.

Connettere queste realtà, i quartieri, è lo scopo delle città future.
Percorsi circolari attraverso i centri dei quartieri alternativi ai percorsi radiali.
Percorsi più umani. Da fare in bici.
Conoscendo la quotidianità degli altri, le feste in oratorio, i piccoli cineclub, gli orti, chi coltiva il pensiero di una città di cuori.





BiciGita: San Siro, parchi e Barona

27 06 2011

E’ una gita di 5 ore prendendosela molto comoda, come piace a noi.

Si parte dal Castello Sforzesco e si prende la ciclabile che parte dalla Triennale. Alla fine di Via 20 Settembre la ciclabile finisce e non è segnato il raccordo con il prosieguo in Via da Giussano. Noi ci siamo persi già lì ma poi subito ritrovati. Dopo la vecchia fiera la ciclabile diventa una “Salerno-Reggio Calabria” di buche, pietre sconnesse e lavori in corso. La ciclabile finisce in Piazzale Lotto, ma poco dopo ricomincia in Via Caprilli. Purtroppo il raccordo non è stato fatto e abbiamo utilizzato l’attraversamento pedonale.

La ciclabile termina all’ingresso dell’Ippodromo, dove è possibile vedere il famoso Cavallo di Leonardo.

Si prosegue poi lungo le stradine chiuse attorno all’Ippodromo e con un po’ di fortuna si può anche incrociare un cavallo che sta andando alle corse.

Un tratto stradale su via Montale e poi si incontra un’altra ciclabile che arriva fino all’ingresso nord del Parco di Trenno. Il parco è recente e quindi ci sono molti prati e pochi alberi. E’ anche molto silenzioso e la gente parla sottovoce. Scendendo verso sud ci sono le zone più rumorose e attrezzate per i picnic.

Un giro molto bello è uscire da parco verso Ovest in via Cascina Bellaria e seguirla mentre svolta e diventa una strada sterrata. Si entra in aperta campagna in un bellissima paesaggio bucolico. Sulla destra si costeggia un altro parco, il Bosco in Città, in cui si può fare una deviazione.

L’uscita da questa parte del parco è un po’ macchinosa e andando dritti si finisce su Via Novara, orribile strada piena di macchine che sfrecciano. Ma non è un grande problema, cento metri sicuri sul marciapiede e si arriva ad un cavalcavia ciclabile che riporta nella natura. Lungo via Caldera, al termine della ciclabile, si arriva al Parco delle Cave, un altro splendido parco milanese. Sono cave del ‘900 ora diventati laghi. Subito sulla sinistra c’è la Cascina Linterno che ospita decine di animali.

Proseguendo lungo il Parco ci sono percorsi molto belli che corrono lungo i laghi e si incontrano anatre, oche e aironi.

Uscendo a sud dal Parco delle Cave c’è un piccolo tratto di ciclabile. Si svolta poi a sinistra prendendo un vialetto alberato che costeggia via Forze Armate. Poi si svolta a destra in un parco pubblico e lo si percorre fino all’altra estremità (incrocio tra via Colombi e via Viterbo), si attraversa via Viterbo e subito sulla destra c’è l’ingresso di un caseggiato in cui campeggia una scritta Proprietà privata. E’ una scorciatoia per arrivare rapidamente in via Lucca. Altrimenti è possibile proseguire in via Viterbo e girare alla fine in via Lucca. Si fa un pezzo di prato e si attraversa l’incrocio prendendo via Bisceglie.

Essendo molto trafficata consiglio di restare sul marciapiede in via Bisceglie. Al primo incrocio successivo parte una lunga ciclabile che ci porterà fino al Naviglio Grande.

La ciclabile è nuova, bella e larga. Ha solo dei paletti spaccapedali nei punti con gli incroci dei passi carrabili ma basta fare un po’ di attenzione. Ad un certo punto la ciclabile sembra finire ma in realtà prosegue dall’altra parte della carreggiata. Si sale su di un cavalcavia da cui si può ammirare il Naviglio Grande che incrocia sotto. Alla discesa del cavalcavia la ciclabile finisce e si prosegue lungo una rotona.

A questo punto si distinguono i temerari dai comodosi. Il comodoso prosegue su strada per via Buccinasco e gira poi a destra in via Merula (e poi, dopo un po’ di buche, di nuovo a destra in via Valpolicella). Il temerario prenderà una stradina sterrata che va verso una zona di orti. I temerari si troveranno ad un certo punto la strada interrotta con una porta in ferro ed un cartello spaventafifoni (si sta entrano in una cava e ci sono precipizi non protetti). Passata la porta si prende verso sinistra e tra rovi di more e conigli selvatici si torna lungo il Lambro. C’è un fossato da scavalacare, un prato da guadare e la sinistra da tenere per uscire lungo un’altra stradina di campagna per arrivare su via Valpolicella.

Via valpolicella è una stradina stretta con un ruscello trasparente che scorre sulla destra e le risaie sulla sinistra. Milano scompare.

Si tiene poi sempre la sinistra ad un paio di incroci girando attorno ad una strana corte di ringhiera, per prendere via Bardolino in direzione Barona.

Ritornati in città dopo la parentesi bucolica si svolta a destra in via Mazzoleni. La Barona è stata progettata per tenere le macchine fuori ed il verde, le bici ed i pedoni dentro. Bisogna quindi fare attenzione che a sinistra parte un vialetto ciclopedonale poco visibile ma molto piacevole da fare per dimenticare le auto.

Il vialetto porta alla piazza più strana della Barona, quella con l’UFO.

L’UFO è una strana struttura che domina la piazza e che la rende un luogo stranissimo ma molto forte d’impatto.

Si tiene poi la sinistra per girare in piazza Enzo Paci, centro del quartiere Sant’Ambrogio II. Proseguendo tenendo la sinistra si gira attorno a delle Scuole, si svolta a destra in via san Viglio e si entra al Sant’Ambrogio I, il primo nucleo della Barona progettato da Arrigo Arrighetti alla fine degli anni’60. Si possono ammirare questi caseggiati con linee curve e dolci, porticati per le persone, giardini e parchi. Se ad una prima vista gli enormi serpentoni possono far storcere un po’ il naso, la tranquillità del verde e l’assenza di auto fanno capire che qui, già degli anni ’60 stavano sperimentando un futuro, che non è ancora arrivato.

Proseguendo si giunge alla Chiesa di San Bono, sempre opera di Arrighetti, che per me rappresenta una delle meglio riuscite chiese contemporanee.

Se è aperta consiglio vivamente anche una visita all’interno i cui bui sono alternati a file di finestre colorate.

Si gira poi dietro la chiesa, e si prende una ciclabile che corre lungo via San Paolino. A destra della ciclabile ad un certo punto appare una strada, inversione ad U e si prende la strada, che scende in un sottopassaggio (molto luminoso e tranquillo) che ci fa attraversare l’autostrada. E’ un tratto che si può fare sul largo marciapiede.

Dopo pochi metri, una rotonda e poi riparte una ciclabile nuova (ma sporchissima nell’ultimo tratto) che ci porta, sempre lungo il Lambro meridionale, al Naviglio Pavese.

Noi siamo rientrati a Milano lungo il Naviglio ma non c’è ciclabile e bisogna farlo o in mezzo al traffico o contromano. Una vera schifezza.

Ho quindi disegnato sulla mappa una strada di rientro che dalla ciclabile di Via San Paolino (Barona) riporta sul Naviglio Grande passando per stradine secondarie poco trafficate.

Se fate questo giro fatemi sapere commenti, suggerimenti e idee!!

Album fotografico del percorso:

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Ignoto Metropolitano

27 06 2011

Questo blog descrive un nuovo modo di vivere Milano.

Invece dei soliti itinerari turistici in centro, Ignoto Metropolitano si avventura per parchi, cascine, risaie, originali complessi edilizi e tutto quello che si trova appena fuori dalle strade trafficate.

Il migliore modo è farlo in bicicletta e ho cercato di fare dei percorsi che unissero il più possibile le piste ciclabili o avessero tratti per parchi o comunque ‘senzauto’.

Si può fare con una bicicletta qualsiasi e anche portando i bambini.

Il giro attorno a Milano è lungo circa 50 km di cui 25 su ciclabili e per parchi (!).

I più temerari possono farlo tutto in giornata (e riceveranno la coccarda “Around Milano in a day”) per tutti gli altri si possono fare delle belle gite di qualche ora partendo dal centro e poi rientrando. Ho infatti segnato anche le ciclabili “radiali” da e verso il centro.

Mappa di Ignoto Metropolitano

A me piace vedere questo anello come un nuovo modo di vedere la città: non più periferie isolate conosciute solo dai residenti, ma un giro di collegamento che ci porti a vedere quello che non vediamo mai della città, che ci faccia incontrare una festa di parrocchia, un pomeriggio di festa in un giardino di un quartiere, un coniglio che salta libero nei prati, una risaia allagata, una cascina in cui fermarsi a bere un bicchiere di latte.

In questo blog racconto queste gite, che ho fatto con alcuni amici amanti delle cose nuove. La cosa che mi è più piaciuta è vedere il loro stupore nello scoprire angoli di Milano, natura, chiese, piazze e luoghi di cui non si immagina l’esistenza se non si vive nei paraggi.

Per il tour è consigliabile comprare un coprisella in gel per ridurre il male alle chiappe (che prende dopo qualche ora in giro in bici) ed una bottiglietta d’acqua da riempire nelle numerose fontanelle che il Comune di Milano ha messo a disposizione in tutta la città.








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